Ricordo molto bene quei venerdì di fine marzo o giù di lì, quando nella sagrestia umida della mia chiesa di campagna, ci si preparava alla Via Crucis per le vie del paese. Io, chierichetto di otto anni e diciotto chili scarsi, avevo già indossato la mia tarcisiana e aspettavo, in silenzio, che il parroco terminasse la vestizione. Tutto era pronto, la grande croce di legno, il turibolo, l’incenso, le candele e la gente che aspettava alle porte della chiesa. Il vociare si fermava solo quando il parroco usciva, ed io al suo fianco. Il primo sguardo sulla piazza ti riempiva gli occhi. Tutto era preparato con grande cura: le fiaccole segnavano il percorso delle stazioni, le candele erano accese sui davanzali delle case. Ecco, ci siamo, con il canto delle donne iniziava il cammino.

Troppo bene conoscevo quel viaggio ed ogni sua fermata. Man mano che avanzavano le stazioni un groppo mi saliva alla gola: la condanna senza appello di un uomo innocente, ecco quel che vedevo. E poi quel cadenzare inesorabile fatto di sputi, insulti, spintoni, frustate, percosse e spine. E’ lì che la mia mente di bambino cercava il colpo di scena: “No – mi dicevo – questa volta non morirà, questa volta riuscirà a scappare, non sarà come l’anno scorso, arriverà Pietro con la spada e… no, questa volta non finirà così, non deve finire così”. Ma ben presto venivo raggiunto in quella mia impossibile fuga ed eccoli li, quei chiodi stramaledetti, stramaledetti chiodi che si infilavano tra le ossa e la carne. Maledizione! E le lacrime segnavano il mio volto e cadevo nello sconforto. “Ora spero solo che quella lancia arrivi presto al costato – pensavo – e che sia finita”. Già, che sia finita, “ora voglio solo tornare a casa”.

“E’ morto per noi”, diceva il parroco.

“Avrei preferito vivesse – rispondevo io – e ce la saremmo cavata, in qualche modo”.

Mentre vi parlo, quarant’anni dopo, sto ammirando un quadro che raffigura Gesù adulto, avvolto in un mantello bianco. Tra le sue braccia un bambino, avrà circa otto anni. Ha gli occhi chiusi; anche Gesù ha gli occhi chiusi. E i due volti portano il nome della pace. Due corpi in un cuore solo, due vite in un’anima sola. Questo avrei voluto sperimentare in quelle sere di fine marzo, o giù di lì, … la bellezza infinita di un abbraccio con Gesù, e la mia infanzia sarebbe stata forse meno triste.

Non ero pronto per i chiodi.

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