Otto Strade_cover

E così, dopo quasi 25 anni che non mettevo piede in una chiesa, entrai. Era fredda ma accogliente, come lo sono spesso nei piccoli paesi di campagna. Mi sedetti sull’ultima seggiola in fondo a sinistra, vicino alla fonte battesimale. Un ambiente piccolo, rivestito di marmo, dal quale arrivava un filo di aria gelida, per via di un vetro rotto sulla finestra. Cominciai a scrutare le persone che stavano sedute davanti a me. Era una domenica mattina di fine gennaio e la Santa Messa non era ancora iniziata. La gente vestita a festa, stava prendendo posto e si salutava con fare gentile.

Ero lì per un solo motivo, vedere lei.

Da pochi giorni era venuto a mancare suo padre e per diverse ragioni, che non sto ora a raccontare, non ero ancora riuscito a vederla, né a sentirla. Ci conoscevamo solo da un paio di mesi e quella tragedia, seppure annunciata per via di una lunga malattia, aveva sconvolto la vita di quella famiglia. Ad un certo punto la scorsi, di spalle, seduta in uno dei primi banchi vicini all’altare, stretta fra le braccia della madre e della sorella.

Mi rasserenai. Cominciai a pensare come avvicinarla finita la Messa e cosa avrei potuto dirle. No, forse era meglio non dire niente. Un abbraccio e una carezza, si farò così, pensai. Mentre ero immerso in questi pensieri il prete aveva già iniziato la sua omelia. Era un uomo sulla cinquantina, di bassa statura, simpatico, il viso rotondo e gli occhiali in punta di naso, teneva spesso un braccio alzato ad indicare il cielo e nell’altra mano un foglietto di appunti. Parlava in modo semplice, dolce, come si rivolgesse a dei bambini, ma le sue espressioni erano decise, come chi sa esattamente qual era il nocciolo della questione. Era molto diverso dai preti che avevo ascoltato molti anni prima, nella mia infanzia. Non so per quale motivo, ma in quel preciso momento mi sentii sereno, in pace, appagato, come non accedeva da moltissimo tempo o forse come non era mai accaduto prima.

Un giorno vi racconterò cosa accadde da quella domenica, ma per ora vi basti sapere che da lì tutto ebbe inizio. Molte cose le potete trovare in questo mio lavoro “Otto Strade”, un cd di musica cristiana nel quale credo molto.

Un amico un giorno mi disse che arrivare a produrre un cd è come mettere al mondo un figlio. Sembra un traguardo raggiunto ma in realtà è solo l’inizio di un percorso in cui devi imparare a farlo crescere. E così vi affido Otto Strade, come se fosse un figlio. Mi auguro che possa accompagnarvi lungo le strade della vita.

Mentre scrivevo queste canzoni mi sono sempre fatto una domanda: “Ma sto davvero facendo la volontà del Padre?” Una risposta ancora non ce l’ho, ma una cosa l’ho imparata: l’amore che Gesù ci ha insegnato deve arrivare a tutti i nostri fratelli, una stretta di mano, un abbraccio, un saluto o un canto.

A presto.

Michele

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